Sicurezza infrastrutture: perché il rischio va gestito prima e durante l’esercizio

La sicurezza di un’infrastruttura complessa non coincide mai con il solo rispetto di uno standard. Nelle gallerie stradali, in particolare, il punto critico non è soltanto progettare sistemi di sicurezza adeguati, ma capire come questi sistemi reagiscono nel tempo, in condizioni reali, degradate o impreviste. È qui che il tema del rischio smette di essere un esercizio teorico e diventa uno strumento operativo.

Per anni progetto e gestione sono stati affrontati come due ambiti distinti. Da una parte il dimensionamento dei sistemi, dall’altra l’esercizio ordinario e la manutenzione. Questa separazione, però, è fragile. Un impianto può essere stato progettato con criteri formalmente corretti e tuttavia perdere efficacia in esercizio se non viene osservato come parte di un sistema più ampio, fatto di traffico, meteo, procedure, affidabilità residua dei sottosistemi e qualità della risposta operativa.

Dal progetto statico alla lettura continua del rischio

Un approccio davvero evoluto alla sicurezza delle gallerie parte da una logica diversa: il rischio non è soltanto qualcosa da stimare in fase iniziale, ma un indicatore sintetico che deve accompagnare l’infrastruttura per tutta la sua vita utile. La progettazione basata sul rischio consente di identificare i punti vulnerabili e allocare le risorse dove il rischio è maggiore; la gestione operativa del rischio traduce quella stessa logica in monitoraggio, procedure e controllo continuo delle condizioni di esercizio.

La differenza rispetto a un approccio convenzionale è sostanziale. In una logica deterministica classica, i sistemi vengono dimensionati aggiungendo margini di sicurezza a un progetto ottimizzato in modo rigido. In una logica basata sul rischio, invece, il progetto tiene conto delle incertezze, dei comportamenti indesiderati del sistema e delle prestazioni effettive dei sottosistemi nei diversi scenari, inclusi quelli degradati. Questo passaggio è decisivo, perché evita sia sovradimensionamenti inutili sia risparmi pericolosi.

Nelle gallerie stradali, il rischio non dipende mai da un solo elemento. Impianto di ventilazione, traffico, procedure, condizioni esterne e stato dei sottosistemi concorrono insieme a determinare il livello di sicurezza reale. Per questo ragionare per singoli componenti non basta. Un ventilatore può essere disponibile, ma il suo contributo al rischio complessivo varia in funzione del contesto. Allo stesso modo, definire soglie minime di esercizio è necessario, ma non sufficiente per governare situazioni complesse o fuori progetto.

Perché serve un indicatore unico

L’introduzione di un indicatore di rischio consente proprio questo salto: passare da una somma di verifiche isolate a una valutazione sintetica e sistemica della sicurezza. In termini operativi, il monitoraggio del rischio produce due effetti diversi ma complementari.

Il primo è un effetto a breve termine: individuare condizioni che richiedono un intervento rapido, ad esempio per traffico anomalo o meteo eccezionale. Il secondo è un effetto a lungo termine: valutare quanto siano davvero pericolose condizioni note o programmate, come lavori straordinari o periodi di esodo, e calibrare di conseguenza la gestione.

In questo senso, la sicurezza delle infrastrutture non può più essere pensata come una qualità fissa, acquisita una volta per tutte. È piuttosto una capacità dinamica di reagire alle incertezze, leggere i segnali di fragilità e intervenire prima che una catena sfavorevole di eventi si trasformi in crisi.

Conclusione

Il rischio non è un’aggiunta alla progettazione. È il linguaggio che consente di connettere davvero progetto e gestione. Nelle gallerie stradali, questo significa superare la logica del sistema verificato una volta per tutte e passare a una visione in cui la sicurezza viene letta, misurata e governata continuamente.

Autore dell’articolo: Luca Stantero

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